Pinarello Q36.5, si chiude un 2026 di alto livello, Douglas Ryder: “Fatti grandi progressi, stiamo costruendo una cultura”

La Pinarello Q36.5 Pro Cycling archivia una stagione ricca di soddisfazioni. La formazione Professional svizzera ha raccolto risultati importanti nel corso del 2026, guidata naturalmente da un Tom Pidcock che si è distinto per costanza e continuità. Il britannico ha ottenuto una lunga serie di piazzamenti e, malgrado gli sia sfuggito il colpaccio, è riuscito a performare ad alto livello da marzo a ottobre. E la sensazione è che ci sia ancora margine di miglioramento. E anche il progetto della Pinarello Q36.5 continua a compiere passi in avanti, con un mercato aggressivo che li ha visti mettere le mani su corridori che andranno a rafforzare il roster, a partire da Giulio Ciccone.

“Chiudere come dodicesimi al mondo è un grande risultato e penso possa descrivere bene il periodo che stiamo attraversando. Siamo una Professional che compete con i migliori team al mondo e i risultati dimostrano la forza del nostro progetto, la qualità delle persone che ci lavorano e i progressi che abbiamo fatto insieme – commenta così il team manager Douglas Ryder – Quel che mi rende particolarmente orgoglioso è il fatto che i risultati in qualche modo riflettano la dedizione e la professionalità di tutti i corridori, membri dello staff e partner che contribuiscono al progetto. Abbiamo costruito una cultura in cui l’ambizione coincide con il duro lavoro, dove l’innovazione accompagna la performance dove ogni individualità concorre al successo collettivo”.

La punta di diamante di questo 2026 è senza dubbio Tom Pidcock, a livello di qualità espressa in strada e risultati. “Tom ha chiuso quinto nella classifica UCI, il massimo in carriera e questo è un altro grande obiettivo raggiunto – prosegue Ryder – È uno dei corridori con più talento al mondo e stiamo lavorando per costruire attorno a lui un contesto che possa permettergli di performare al meglio. Voglio ringraziare anche la dirigenza e i partner, il cui impegno e fiducia nel progetto sono stati fondamentali per il nostro sviluppo. Ci hanno dato la possibilità di pensare in maniera diversa, investire sulle persone giuste e continuare a lottare ai massimi livelli del ciclismo professionistico”.

 

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